Oct 20 / Stefano Saladino

Tra essere e fare

Oggi ho voglia di giocare. Da piccolo amavo le costruzioni; mi divertivo con i Lego a creare ponti, case, castelli.

A quel tempo (non mi far pensare a quanto tempo fa!) non esistevano istruzioni, si procedeva di creatività e prove. Vedere così una mia creazione che stava in piedi da sola era una grande soddisfazione.

Fine o inizio di carriera?

Crescendo ho abbandonato la promettente carriera da architetto, però oggi voglio tornare un po’ a vestirne i panni, voglio tornare a costruire per parlarvi di softskills.

La prima metafora architettonica che mi viene in mente è quella dell’architrave. Le softskills sono quelle competenze personali, quello strato trasversale che tiene uniti i pilastri, cioè le hardskills: le competenze più tecniche, più “strumentali” che definiscono la nostra professione.

Non serve una laurea in architettura o ingegneria, per capire che anche senza l’architrave la struttura potrebbe stare in piedi. Sì, certo, che sta in piedi, ma come? Senza qualità, senza bellezza, senza funzionalità, senza protezioni.

Eh sì perché le softskills ci proteggono anche dalle pressioni del mercato del lavoro sempre più mutevole ed esigente nei nostri confronti. La separazione inoltre è l’antitesi della comunicazione. Le softskills servono proprio per far comunicare le hardskills e sono ciò che una volta era considerato accessorio nella costruzione di una carriera professionale, ma da cui oggi non si può prescindere se si vuole qualità, se si pretende efficienza nel lavoro, lato persona e lato impresa.

Softskills vs Hardskills

Ho messo volutamente a paragone soft e hardskills, perché credo che sia necessario prendere una posizione rispetto a quello che si sente dire o si legge sul web: le softskill sono le nuove hardskill.

Per me non è così, sono due mondi diversi, ma che necessariamente devono compenetrarsi, intersecarsi, per rendere la nostra struttura professionale davvero completa. Come si può pensare che un architrave diventi una colonna? Assurdo, vero?

Tanto che ci sono, aggiungo un’altra nota polemica: se definire le softskill le nuove hardskill dà loro una forza maggiore nel nostro immaginario, al contrario definirle ancora competenze generaliste le depotenzia. Certo, sono generaliste in quanto applicabili a più ambiti e settori. Sono per natura trasversali, però proviamo a trovare loro un’altra definizione più qualificante!

Preferisco dire che sono le competenze personali abilitanti della parte hard del nostro sapere. Sono le abilità che nelle grandi società permettono alle persone che le possiedono di comunicare e interagire tra loro anche se appartenenti a settori diversi. Sono il collante di un mercato del lavoro sempre più fluido.

Andare oltre

Soddisfatto della polemica, faccio un passo indietro e ritorno a giocare all’architetto.
Seguendo il ragionamento per andare Oltre, le softskill non sono solo l’architrave, ma anche le fondamenta, il terreno fertile su cui mettere le basi di una nuova realtà. Cosa sarebbe un team senza la comunicazione assertiva? Cosa sarebbe un leader senza resistenza allo stress?

In quest’ottica, aggiungo anche un altro concetto legato alle softskill, ossia quello del tempo. A seconda delle epoche storiche e delle necessità che da esse emergono, ci sono softskill che hanno un hype maggiore rispetto ad altre.

Fatto il momento, quelle che non sono, nell’ipotetica top ten, non spariscono, ma viene semplicemente dato per scontato che sono diventate indispensabili nel mercato del lavoro. Un esempio calzante è quello della creatività che dai livelli più bassi della classifica, è andata Oltre, perché fondamentale da potenziare.

Entropia

Niente sparisce, ma tutto si somma. Più il tempo passa, più la realtà in cui siamo chiamati ad agire è complessa, per cui anche le softskill devono rispondere a questa complessità sommandosi tra di loro.

Per farti capire cosa intendo prendiamo l’esempio del Problem Solving diventato Complex Problem Solving. Sottoporre le softskill al tempo significa quindi vederle proprio in un’ottica di potenziamento, di evoluzione, possibili attraverso la formazione continua e applicata nei vari contesti lavorativi.

È giunta l’ora di abbandonare le vesti di architetto, in cui onestamente stavo iniziando a prenderci gusto, per tornare l’uomo di marketing e divulgatore di conoscenza.

 Voglio concludere facendoti una domanda: non credi che riscoprire la nostra parte soft sia l’elemento umano differenziante in un mondo in cui l’intelligenza artificiale sta prendendo sempre più piede?